La regista Margherita Ferri (Il ragazzo dai pantaloni rosa) è la portavoce del gruppo Pari opportunità di 100 autori.
Rispetto alla qualità come parametro di selezione a un festival, voi affermate che “la qualità non è neutrale”.
«Chi arriva alle fine della filiera, festival o distributore, può dire: quest’anno ho visto più film diretti da uomini. Ma chiediamo uno sforzo in più, un cambio di sguardo, di non nascondersi dietro questo argomento. Perché il lavoro delle registe spesso non viene visto».
La qualità è anche negli occhi — e nel genere — di chi guarda?
«Credo che il tema sia quello dei canoni. Anche se una commissione è equilibrata dal punto di vista di genere, esiste uno sguardo interiorizzato, quello che riconosciamo come famigliare, perché siamo cresciuti dentro una cultura in cui il punto di vista è stato quello maschile. È lì che bisogna fare il passo in più: cercare la qualità anche in forme e sensibilità diverse».












