Taiwan ha deciso di fare un passo che fino a pochi anni fa sembrava impensabile: cambiare la legge per consentire anche agli operatori stranieri di telecomunicazioni satellitari di entrare nel mercato locale senza rispettare i rigidi limiti sulla proprietà. La riforma è stata letta da tutti come un messaggio a Starlink, il sistema di internet satellitare di SpaceX che finora era rimasto fuori dall’isola proprio perché Elon Musk non aveva accettato di cedere il controllo della società locale.

La scelta nasce da una necessità sempre più urgente. Taipei considera ormai concreto il rischio che, in caso di crisi con la Cina, i cavi sottomarini che collegano l’isola al resto del mondo possano essere sabotati o interrotti, isolando il Paese dal punto di vista delle comunicazioni. Negli ultimi anni alcuni cavi sono già stati danneggiati e le autorità taiwanesi hanno accelerato la costruzione di una rete di resilienza che comprende satelliti, cybersicurezza e sistemi di emergenza. Il governo sta già collaborando con OneWeb (Eutelsat) e discute con Amazon Kuiper, ma nessun operatore dispone oggi della capacità e della copertura globale di Starlink.

Il punto, però, è che Taipei ha bisogno proprio dell’azienda di cui si fida meno.