Bruxelles alza il muro sullo spazio. E, dietro una decisione tecnica sulle frequenze satellitari, si nasconde una scelta profondamente politica: limitare la dipendenza europea dai giganti tecnologici americani e costruire una sovranità strategica anche nelle comunicazioni orbitanti.

La Commissione europea ha annunciato ieri un nuovo sistema di assegnazione della banda satellitare a 2 GHz, una porzione di spettro considerata cruciale per i futuri servizi direct-to-device, cioè le comunicazioni satellitari capaci di collegarsi direttamente a smartphone e terminali senza passare dalle reti terrestri tradizionali. Una tecnologia destinata a diventare fondamentale non solo per internet nelle aree remote, ma anche per le comunicazioni governative, di emergenza e militari.

La novità è che Bruxelles ha deciso di riservare un terzo di questa capacità a usi governativi e di sicurezza affidati a un operatore europeo integrato con IRIS², il progetto satellitare dell’Unione pensato come alternativa continentale a Starlink di Elon Musk. I restanti due terzi saranno distribuiti in modo paritario tra operatori europei e non europei.

Formalmente non si tratta di un’esclusione degli attori statunitensi. Ma sostanzialmente il messaggio politico è evidente: l’Europa non vuole che il futuro delle proprie comunicazioni strategiche finisca completamente nelle mani di aziende americane.