Ieri sulla vicenda della Val di Susa si è chiuso il cerchio con la visita di Giorgia Meloni al cantiere di Chiomonte. Nel video-spot prodotto da palazzo Chigi, la premier ha fatto la faccia feroce, quella che le viene meglio.

È il volto che esibirà nei prossimi mesi, più Gattuso che Pirlo – come stile, diciamo. «Lo Stato non arretrerà»: ora che c’è una donna forte al comando. Altro che Vannacci: la domanda di sicurezza la intercetto io. È una conferma che la campagna elettorale è iniziata e parecchio si giocherà sull’ordine pubblico e la sicurezza. Infatti nel pomeriggio Meloni si è lanciata in un durissimo attacco personale a Elly Schlein sulla vicenda Ranucci, una mossa fuori contesto particolarmente tosta.

Lo scontro che la presidente del Consiglio cerca è con la segretaria del Pd. E viceversa. A Chiomonte ha promesso che i responsabili pagheranno (intanto non ne hanno arrestato nemmeno uno) e ha detto parole di condanna di quelle che non si possono non condividere. C’è però un sottotesto, esplicitato da Antonio Tajani, da Matteo Salvini e dai seguaci meloniani, secondo il quale la sinistra è ambigua e anzi civetta con i violenti. È vero invece che la sinistra in questi giorni ha condannato i fatti: certo lo ha fatto a modo suo, cioè un tantino sgangherato.