<ul class="leggi-anche"> </ul> <p> </p> <p>I prezzi di petrolio e gas sono saliti in misura limitata dopo il conflitto in <strong>Iran</strong> rispetto a quanto visto dopo l’invasione russa dell’<strong>Ucraina</strong>, nonostante una riduzione dell’offerta senza precedenti. </p> <p>Secondo un’analisi di economisti <strong>Bce</strong>, l’impatto sul costo dell’energia per la guerra in <strong>Medio Oriente</strong> è stato finora contenuto a causa di «<strong>aspettative di una rapida fine del conflitto, fondamentali pre-crisi più solidi dei mercati di petrolio e gas e una maggiore flessibilità della domanda asiatica</strong>».
Il 27 luglio il Brent era scambiato a 87 dollari al barile, mentre il gas <strong>Ttf</strong> a 59 euro per megawattora. </p> <p>Per il momento la Bce considera il recente rincaro dell’energia come uno shock di medie dimensioni.
Se si confermerà tale, sarà necessaria una risposta «misurata» sui tassi, come chiarito dalla presidente <strong>Christine Lagarde</strong> nelle scorse settimane. </p> <p>Dopo la stretta dello 0,25% a giugno, che ha portato i tassi al 2,25%, i mercati prevedono una seconda mossa a settembre e una terza a inizio 2027, con una quarta manovra possibile nei mesi successivi.








