I prezzi di petrolio e gas sono saliti in misura limitata sui mercati durante il conflitto in Iran rispetto a quanto visto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, in particolare se si considera che la riduzione dell’offerta è stata senza precedenti.
Secondo un’analisi di economisti Bce, l’impatto sul costo dell’energia per la guerra in Medio Oriente è stato finora contenuto a causa di «aspettative di una rapida fine del conflitto, fondamentali pre-crisi più solidi dei mercati di petrolio e gas e una maggiore flessibilità della domanda asiatica».
Il 30 luglio il Brent era scambiato a 88 dollari al barile, mentre il gas Ttf a 59 euro per megawattora.
Le conseguenze per i tassi Per il momento la Bce considera il recente rincaro dell’energia come uno shock di medie dimensioni.
Se si confermerà tale, sarà necessaria una risposta «misurata» sui tassi, come chiarito dalla presidente Christine Lagarde nelle scorse settimane.






