La crescita organica della divisione, che comprende Louis Vuitton e Dior, è stata dell’1% e a frenare il fatturato complessivo di Lvmh sono state pure le altre due divisioni, Perfume &Cosmetics (-1% a 3,9 miliardi) e Wines & Spirits (+5%, ma con vendite totali di “soli” 2,6 miliardi).Anche sulla redditività le buone notizie vengono dalla divisione alcolici, che pare aver superato un momento negativo, legato ai minori consumi da parte delle generazioni più giovani e ai dazi.Per Lvmh è una divisione, identitaria: il nucleo originario attorno al quale Bernard Arnault ha costruito il gruppo, che oggi conta 70 maison, è costituito da Louis Vuitton (LV dell’acronimo), dallo champagne Moet et Chandon (M) e dal cognac Hennessy (H). In calo il debito (-19%), passato dai 10,1 miliardi del primo semestre 2025 a 8,2.La redditività operativa complessiva è scesa del 4% a 8,7 miliardi (pari a un margine sui ricavi del 22,5%), ma quella della parte Wines & Spirits è salita dell’11% a 582 milioni, seguita da quella di orologi e gioielli (+9% a 831 milioni). In calo gli utili della moda (-7% a 6,2 miliardi) e della cosmetica (-2% a 417 milioni). Come per Zegna e Moncler, che hanno già pubblicato i dati del primo semestre, a compensare lo stallo dovuto alla guerra nel Golfo Persico sono stati gli Stati Uniti e, in parte, la lenta ripresa della Greater China che ha avuto effetti positivi sui risultati dell’Asia nel suo complesso.Un segnale che il clima all’interno del gruppo non sia del tutto rasserenato l’ha dato il fondatore, Bernard Arnault, uomo più ricco di Francia e tra primi cinque al mondo: a 77 anni tiene per sé i ruoli di presidente e ceo del gruppo, anche se tutti e cinque i figli hanno ruoli apicali, a partire da Delphine, ceo di Dior.