| 27 Luglio 2026 16:03 |

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(Adnkronos) – L’esperienza dell’associazione che “da oltre 10 anni affianca persone affette da Bpco nella gestione della malattia conferma pienamente quanto emerge” dell’Advisory board organizzato in occasione della Giornata internazionale della donna. Simona Barbaglia, presidente dell’Associazione nazionale pazienti Respiriamo insieme Aps, nel commentare i contenuti del documento condiviso da pneumologhe e donne con Broncopneumopatia cronica ostruttiva, dedicato all’approfondimento delle caratteristiche e ai bisogni della malattia nel sesso femminile, spiega che “molte donne arrivano alla diagnosi di Bpco dopo anni di sintomi interpretati come asma, bronchite cronica, scarsa forma fisica, menopausa o semplicemente come conseguenza dell’età. In altri casi, soprattutto se non fumatrici o ex fumatrici, con un consumo limitato di tabacco, la Bpco non viene nemmeno presa in considerazione tra le prime ipotesi diagnostiche”.

Il ritardo diagnostico “ha conseguenze importanti – continua Barbaglia – Significa arrivare a dare un nome alla malattia quando questa ha già compromesso, in modo spesso irreversibile, la salute di queste donne che convivono con dispnea, limitazioni nella vita quotidiana, riacutizzazioni, ricoveri evitabili e una progressiva perdita di autonomia. Ma significa anche perdere opportunità preziose di intervenire precocemente con programmi di cessazione del fumo, terapia farmacologica appropriata, vaccinazioni, riabilitazione respiratoria e supporto multidisciplinare. Anche dal nostro progetto ‘Scritture in rosa’, che ha raccolto le storie di donne con patologie respiratorie croniche – precisa – emerge chiaramente come il ritardo diagnostico non sia solo un problema clinico, ma anche umano: molte si sono sentite poco ascoltate, normalizzano i sintomi per anni”.