Dai centri sociali alla trap, come è cambiato il rapporto tra i rapper italiani e l’autorità. I casi Gemitaiz e Flextony tra panico morale, repressione e violenza usata come strumento di validazione.

Gemitaiz, FlexTony e TigerPlug

Nelle ultime settimane, due casi di cronaca hanno sottolineato le controversie tra alcuni protagonisti della scena rap italiana e le forze dell'ordine. Un topos della musica rap che evolve attraverso i cambiamenti sociali, ma che non riduce mai la distanza tra i due vertici. Da una parte, la vicenda che ha coinvolto il duo calabrese composto da Flextony e Tigerplug, nomi d'arte di Antonio Misiti e Roberto Madou Sissoko. La coppia, fresca vincitrice della terza stagione del talent rap di Netflix Nuova Scena, aveva portato sul palco il singolo "Labubu", che si apriva con un intro nei confronti delle forze dell'ordine: "Mandiamo a fanc… i carabinieri, oggi più forte di ieri".

Il brano, che ha superato i 670mila stream su Spotify, è arrivato anche alle istituzioni. Il senatore Filippo Melchiorre, di Fratelli d’Italia, membro della Commissione Antimafia, ha etichettato la parte iniziale del testo come un "insulto inaccettabile", ricordando i rischi di un'emulazione diretta. Un topos, questo dell'indignazione politica nei confronti dei testi rap, che solo qualche anno fa vedeva pronunciarsi anche il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, attualmente Ministro del Turismo, il quale invocava un "protocollo dove ogni operatore del settore si prenda un impegno affinché questo fenomeno venga in qualche modo arginato". La risposta del duo non si è fatta attendere, con la pubblicazione di un freestyle sui social in cui hanno ricordato la morte di Mohamed Amin Bessioud a Cosenza e nelle cui ultime strofe recitano: "Ora devo difendere la libertà d'espressione dall'organo che dovrebbe permetterci di applicarla". Solo pochi giorni dopo, il 23 luglio, Gemitaiz, durante un live a Francavilla al Mare, aveva sottolineato come procedesse solitamente ad avvisare i suoi fan della presenza delle unità cinofile ai suoi concerti: un atto di anti-proibizionismo che si è sviluppato negli anni e che riguarda storicamente molti protagonisti della scena. Nella parte finale dell'intervento aveva pronunciato: "Mi dispiace che ste mer** vengano a cagare il c**** ai pischelli. Ricordatevi che la vostra vita è molto meglio". L'affermazione sul palco ha scatenato la reazione di Pier Paolo Paolini, consigliere comunale di Forza Italia, che ha scritto: "Con un contributo del Comune di circa 45mila euro per lo Shock Wave Festival, permettiamo a chi viene pagato profumatamente per esibirsi sul nostro territorio di offendere le forze dell'ordine che svolgono il loro lavoro".