«A Maddalusa le pietre contano più della dignità umana». Don Marco Damanti è stato nominato dalla sua comunità il “prete del popolo”, perché – dicono – unisce l’impegno civile a quello della Chiesa, facendosi portavoce dei problemi dei cittadini e dei loro bisogni. Proprio da questo attivismo nasce l’idea di aiutare la comunità di Maddalusa, frazione di Agrigento, rimasta senz’acqua dopo lo stop imposto da Aica (Azienda idrica comuni agrigentini) alle abitazioni abusive che non potranno usufruire neanche delle autobotti, perché queste devono essere controllate dalla stessa azienda.
Con i rubinetti a secco da due mesi, il parroco ha così deciso di prendere di petto il problema, prima spronando gli enti preposti a trovare una soluzione e poi chiedendo alla comunità di aiutare i più di duemila abitanti di Maddalusa rimasti senz’acqua. «Dopo la messa – racconta – ho chiesto ai fedeli di adoperarsi ognuno per come poteva con bidoni e bottiglie al fine di aiutare la comunità di Maddalusa, considerato che è l’unico modo per far avere loro l’acqua».
Se le autobotti non certificate vengono bloccate, infatti, i bidoni possono passare e così i cittadini di Campobello di Licata hanno riempito migliaia di litri di acqua, tra bidoni e bottiglie, trasportandoli a Maddalusa. «L’obiettivo è quello di fornire l’acqua ma anche lanciare un messaggio per muovere le coscienze – racconta ancora don Marco – quando siamo arrivati a Maddalusa mi sono commosso: vedere anziani e donne in gravidanza senz’acqua mi ha fatto star male. Altre persone fanno 4-5 km per riempire i bidoni. A Maddalusa si è tornati indietro nel tempo di secoli». Nei giorni scorsi è stato attivato un sistema che permetterà la Protezione civile di poter fornire l’acqua a 5 categorie di persone fragili: «Ma chi decide chi è fragile? – chiede don Marco – Si possono tenere persone senza acqua per giorni in piena estate e non considerarli fragili?».








