Dopo il via libera della Corte Suprema, aziende e sindaci di entrambi i partiti avvertono che la stretta sull'immigrazione potrebbe svuotare interi settori produttiviDopo il via libera della Corte Suprema, aziende e sindaci di entrambi i partiti avvertono che la stretta sull'immigrazione potrebbe svuotare interi settori produttiviLa Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera all'amministrazione Trump per porre fine al Temporary Protected Status (Tps), il programma umanitario che da decenni consente a circa un milione di immigrati di vivere e lavorare legalmente nel Paese. La notizia è del New York Times, che spiega come la decisione stia ora costringendo intere filiere produttive a fare i conti con la possibile perdita di decine di migliaia di lavoratori. Secondo un'analisi dei ricercatori dell'Università della Pennsylvania, circa il 70% dei beneficiari del Tps risultava infatti occupato, soprattutto nei settori delle costruzioni e dell'assistenza sanitaria. A partire da lunedì 27 luglio, circa 350.000 persone provenienti da Haiti e da altri Paesi perderanno il permesso di lavoro: è la prima ondata di un processo che potrebbe coinvolgere, entro settembre, altri 190.000 cittadini salvadoregni quando scadrà anche la loro protezione. L'uscita di questi lavoratori dal mercato regolare potrebbe essere graduale, dato che alcuni tenteranno di ottenere altre forme di protezione, come l'asilo, mentre altri continueranno probabilmente a lavorare in nero.Il mondo imprenditoriale in protestaDi fronte a questa prospettiva, il mondo imprenditoriale si è mobilitato: la Camera di Commercio degli Stati Uniti ha guidato una campagna presso il Congresso per chiedere un intervento legislativo che eviti quello che definisce un rischio concreto di "destabilizzazione della forza lavoro nazionale". A questa richiesta si sono uniti amministratori locali di entrambi i partiti, tra cui il governatore repubblicano dell'Ohio, contrario alla fine della protezione per i cittadini haitiani, e le autorità della contea di Miami-Dade, in Florida, dove risiede la comunità haitiana più numerosa del Paese.Non tutti condividono questa posizione. Al Senato, un tentativo dei democratici di prorogare rapidamente il Tps per gli haitiani è stato bloccato da un senatore repubblicano del Missouri, che ha accusato il partito avversario di aver trasformato uno strumento pensato per le emergenze in un canale semi-permanente di immigrazione. Anche l'ala lobbistica della Heritage Foundation - uno dei think tank statunitensi più conservatori - ha sostenuto la linea dell'amministrazione, giudicando corretta la decisione di lasciare scadere programmi che considera ormai usati in modo improprio. Un portavoce dei servizi per la cittadinanza e l'immigrazione ha difeso la scelta del governo come un ritorno al rispetto delle regole.Che cos'è il TpsIstituito dal Congresso nel 1990 e firmato dal presidente George H. W. Bush, il Tps era pensato per offrire una tutela temporanea a cittadini stranieri già presenti negli Stati Uniti che non potevano rientrare nei loro Paesi a causa di conflitti armati o catastrofi naturali. Ma con alcune nazioni bloccate per anni in crisi umanitarie prolungate, la protezione si è trasformata per molti beneficiari in una condizione quasi stabile, complice l'incapacità del Congresso di riformare da decenni le leggi sull'immigrazione. Così, il programma è diventato un bersaglio per i critici del sistema migratorio, a partire dal presidente Trump, che ha puntato a eliminarlo fin dal suo primo mandato. Rientrato alla Casa Bianca l'anno scorso, ha ripreso la battaglia legale, culminata appunto nella sentenza della Corte Suprema. L'amministrazione ha già annunciato la fine della protezione per la maggior parte dei Paesi coperti, tra cui Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen, mentre restano ancora validi i permessi per i cittadini di El Salvador, Libano, Sudan e Ucraina.Il caso di HaitiLa situazione è particolarmente delicata per Haiti, Paese sprofondato nell'instabilità dopo l'assassinio del presidente nel 2021. Da mesi ampie zone della capitale Port-au-Prince sono sotto il controllo di bande armate responsabili di violenze, rapimenti e omicidi, che hanno costretto oltre un milione di persone a lasciare le proprie case. L'economia è al collasso e le organizzazioni umanitarie internazionali segnalano una grave insicurezza alimentare. Dal dicembre 2023 gli Stati Uniti effettuano un volo di rimpatrio al mese verso Haiti, un ritmo che si prevede aumenterà in modo significativo nei prossimi mesi. Un consigliere di alto livello dell'amministrazione, interrogato dal New York Times sulla sicurezza del Paese dopo la sentenza, ha replicato che per i cittadini haitiani vivere ad Haiti non comporta rischi, in quanto si tratta del loro stesso paese. Da oggi, i cittadini haitiani che perderanno la protezione di Washington sono quasi 200.000, molti dei quali vivono negli Stati Uniti da oltre un decennio e hanno figli nati in territorio americano.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
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