L’attentato islamico al Gay Pride di Berlino con un’auto piombata sulla folla costata la vita a una donna con decine di persone ferite ha sconvolto non solo tutta la società tedesca ma in particolare il mondo Lgbt che non si sarebbe mai aspettato di subire in Germania un attentato di questo genere. Eppure il terrorismo islamico non guarda in faccia nessuno e attacca indiscriminatamente l’Occidente, minoranze incluse, perché il suo obiettivo è colpire la libertà.Così, dopo aver messo nel mirino i mercatini di Natale, le Chiese, le metropolitane, ora è il turno dei Gay Pride ideologicamente incompatibili con la religione islamica.L’attentato in Germania è avvenuto nonostante una parte della comunità Lgbt negli ultimi anni abbia sostenuto le cause dell’Islam in particolare durante la guerra a Gaza e non abbia mai proferito dure parole di condanna per le persecuzioni degli omosessuali che avvengono in Palestina. Durante Pride e manifestazioni sono apparsi cartelli con scritto «Gays for Gaza», «Queers for Hamas», «Queers for Palestine» e «No Pride in Genocide». In varie città occidentali attivisti queer hanno sfilato o protestato in solidarietà con la «resistenza» palestinese arrivando a relativizzare o addirittura celebrare gli attentati del 7 ottobre e utilizzando lo slogan «Homosexual Intifada».Anche in Italia associazioni Lgbt hanno aderito a manifestazioni nazionali pro-Gaza e Palestina e, nei Pride di Roma, Milano e Napoli, sono frequenti le bandiere palestinesi e gli slogan anti-Israele mentre a Bologna i «Queers for Palestine» hanno addirittura partecipato a cortei insieme a gruppi pro-Pal.Hamas applica la Sharia che criminalizza l’omosessualità con casi di persecuzione, tortura, imprigionamento e uccisioni (come un comandante di Hamas nel 2016 accusato di rapporti omosessuali) e molti gay di Gaza sono fuggiti in passato in Israele che è l’unico paese dell’area che concede diritti alla comunità Lgbt. Mentre a Tel Aviv i gay pride si svolgono abitualmente, lo stesso non si può certo dire per i paesi musulmani.Come se non bastasse a fine maggio gli organizzatori del Roma Pride hanno comunicato che Keshet Italia (unica associazione LGBT ebraica italiana) e Keshet Europe non avrebbero potuto partecipare con un carro al pride per non aver sottoscritto il manifesto politico della manifestazione che parlava di «genocidio in corso» a Gaza chiedendo di «prenderne le distanze».Non si sarebbe dovuti arrivare a un tragico attentato come quello avvenuto a Berlino per rendersi conto dell’incompatibilità dell’islam radicale con le istanze rivendicate dalla comunità Lgbt ma anche in Germania negli ultimi anni sono avvenute numerose manifestazioni promosse da collettivi come «Queers for Palestine» e l’Internationalist Queer Pride (IQP).In questo contesto varie voci della comunità Lgbt o del mondo culturale si sono però alzate per contrastare quella che reputano una vera e propria ipocrisia, tra queste il premio Nobel per la Letteratura 2009 Herta Müller secondo cui «A Gaza i “Queers for Palestine” non sopravvivrebbero nemmeno mezz’ora».Purtroppo questo pericolo non riguarda più solo la Palestina ma anche l’Europa e Berlino, è il risultato di aver importato il terrorismo islamico in casa nostra che è un pericolo per tutti e in particolare per i suoi nemici tra cui la comunità Lgbt.
I gay scoprono sulla loro pelle che gli islamisti li vogliono morti
Dai “Queer for Palestine” ai “Gays for Gaza”, la comunità Lgbt in Europa ha sposato la causa dei musulmani contro Israele. Ma Hamas applica la sharia e considera l’omosessualità un crimine












