AttualitàUn rapporto Fim Cisl evidenzia una presenza femminile in calo nel settore, una forte incidenza del part time tra le donne e il ruolo positivo della contrattazione aziendale nel ridurre le disuguaglianze salarialiI punti chiaveTra i dirigenti le differenze medie sono del –17,49%, tra gli operai -21,98% In calo la presenza femminile, la qualifica più diffusa è quella impiegatizia A tempo indeterminato il 97,70% delle occupate del settore. Ma il 12,72% è part timeLa contrattazione aziendale, prerogativa delle aziende medio grandiTra le donne il 34,68% usa lo smart workingIl 14,49% del campione di aziende non assolve obblighi formativi Anche nella metalmeccanica persiste un ampio gap retributivo di genere: le donne in media percepiscono il 13,44% in meno sulla retribuzione media annua lorda, differenza che sale al -19,23% se si comprendono le voci accessorie al salario (straordinari, superminimi, premi di produttività, benefit).Domande di approfondimento generate da 24Ore AITra i dirigenti le differenze medie sono del –17,49%, tra gli operai -21,98% Secondo il rapporto nazionale della Fim Cisl “bilanci di genere, un’equità ancora lontana”, condotto su un campione di 1.104 aziende con 387.621 dipendenti, nel settore metalmeccanico la retribuzione media annua lorda di un lavoratore dipendente uomo è pari a 44.260 euro lordi, di cui 11.366 euro lordi sono gli elementi accessori al salario (straordinari, superminimi, premi di produttività, benefit). La retribuzione media annua lorda di una lavoratrice dipendente è pari a 38.313 euro lordi, di cui le voci accessorie al salario sono pari a 9.180 euro lordi, con una differenza salariale media annua lorda di genere pari a -13,44%.Se si comparano le retribuzioni medie annue lorde per qualifiche, le maggiori differenze che penalizzano le donne riguardano tutte le qualifiche; fra i dirigenti le differenze medie sono del –17,49%, seguite dal -21,98% fra gli operai, - 16,87% fra gli impiegati, -8,16% fra i quadri.Nelle aziende con contrattazione di secondo livello la differenza retributiva media annua lorda tra uomini e donne è più attenuata ed è pari a -9,77%, segno della funzione positiva svolta dalla contrattazione nel ridurre le disuguaglianze tra lavoratrici e lavoratori.Considerando le sole voci accessorie al salario la differenza si attesta al -19,94%, non solo per le differenze retributive propriamente intese, ma anche alle diverse forme organizzative del lavoro che toccano in modo distinto uomini e donne nel settore metalmeccanico (es. part time, turni, straordinari, ecc.).L’utilizzo del lavoro part time scarsamente presente nel settore metalmeccanico, anche in questo biennio si attesta attorno al 3,28%, è maggiore per le donne con una percentuale pari al 12,72%. A conferma che per motivazioni familiari la compomnente femminile è spesso costretta ad un uso forzato del part time per far fronte alla gestione delle situazioni di cura. L’ultimo Rapporto Istat 2026 sottolinea che le donne svolgono, mediamente, 5 ore di lavoro familiare al giorno, facendosi carico del 68,6% dei compiti familiari, questi dati segnano fra l’altro uno dei divari di genere più alti di Europa nella ripartizione dei compiti familiari fra uomini e donne.La contrattazione aziendale, prerogativa delle aziende medio grandiLa contrattazione aziendale anche in questo biennio, resta prerogativa delle realtà aziendali medio grandi e fa fatica ad emergere e consolidarsi nelle realtà più piccole dove, con molta probabilità, c’è anche una presenza più scarsa di delegati sindacali (RSU).Delle 1.104 aziende oggetto dell’indagine della Fim, 928 con un totale di 314.258 lavoratori (di cui 60.230 donne) applicano il CCNL Federmeccanica-Assistal. Di queste, 370 aziende (pari al 39,87%) che occupano la maggioranza dei lavoratori (244.797 di cui 45.603 donne) ovvero il 77,90% del totale, dichiarano di avere contrattazione di secondo livello aziendale, così come le aziende che applicano il CCSL Stellantis, Ivceco, Ferrari e CNHI e che occupano 54.255 addetti (di cui 10.693 donne). Gli altri contratti del settore metalmeccanico rappresentano uno spaccato lavorativo più ridotto e in tutti emerge una netta prevalenza di assenza di contrattazione aziendale.Tra il campione di aziende oggetto dell’indagine, 999 erogano strumenti di welfare, che coprono la maggioranza dei lavoratori (374.201 di cui 73.617 donne). Di queste aziende, 619 dichiarano di non avere contrattazione di secondo livello né aziendale né territoriale, così come nel biennio precedente, erogano quindi strumenti di welfare riconducibili esclusivamente alla contrattazione nazionale.Tra le donne il 34,68% usa lo smart workingSono 373 le aziende che possiedono, dentro la contrattazione aziendale, strumenti di welfare; il più diffuso resta le flessibilità oraria che riguarda il 92,16% della popolazione aziendale, il 77,20% usa lo Smart Working, il 65,8% utilizza congedi e permessi extra. La qualità del tempo e la conciliazione vita lavoro sono, per il terzo biennio consecutivo, gli strumenti maggiormente richiesti e presenti nella contrattazione.
Gender pay gap nella metalmeccanica: le donne guadagnano in totale fino al 19,2% in meno, divario record tra operai e dirigenti
Un rapporto Fim Cisl evidenzia una presenza femminile in calo nel settore, una forte incidenza del part time tra le donne e il ruolo positivo della contrattazione aziendale nel ridurre le disuguaglianze salariali








