Firenze, 27 luglio 2026 – Anni di studio e di attività intellettuale aiutano a proteggere il cervello dai danni di natura vascolare o degenerativa. E’ come se tutto il tempo trascorso a leggere, studiare, insomma a mantenere il cervello in attività, costituissero una riserva speciale da cui attingere per difendere la materia grigia dai danni dell’età. Non solo: ma un livello di istruzione più alto solitamente porta il paziente ad essere più scrupoloso nel seguire le terapie e a seguire uno stile di vita più sano.
Lo sostiene il primo studio al mondo a stimare l'incidenza del declino cognitivo negli anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante orale, condotto dall'Istituto di neuroscienze del Cnr, dall’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall’Università di Firenze.
La patologia
La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più diffusa al mondo, con circa 59 milioni di persone colpite, ed è un riconosciuto fattore di rischio per il declino cognitivo. Sebbene la terapia anticoagulante orale rappresenti il trattamento standard per prevenire ictus ed embolie, finora mancavano studi in grado di quantificare l'incidenza del declino cognitivo nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante. A colmare questa lacuna è uno studio condotto dall'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In), dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze.











