Società
Alberto Gaffuri
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C’è un oggetto che, prima o poi, entra nella vita di ogni sindaco. È un sacco nero. Non uno qualunque. Il sacco nero. Quello che qualcuno deposita con una puntualità quasi commovente davanti all’ingresso del cimitero, all’imbocco di una strada di campagna o vicino a un cestino dei rifiuti, come se bastasse avvicinarsi a un luogo “pubblico” per trasformare un gesto incivile in un problema di qualcun altro.
La cosa più curiosa è che il sacco nero è ormai una rarità. Nei supermercati è quasi sparito, sostituito da quelli trasparenti o semitrasparenti imposti dalla raccolta differenziata. E allora mi domando sempre dove li vadano a pescare. Esiste un magazzino segreto? Un collezionista? Un mercato dell’usato? Sono oggetti vintage che qualcuno conserva gelosamente in cantina aspettando il momento giusto per disfarsene? Non lo so. So soltanto che il sacco arriva. Sempre. E riesce a far arrabbiare tutti, anche perché, così come avviene nel mio da decenni, nella maggior parte dei Comuni la raccolta è porta a porta. Non bisogna nemmeno spostarsi dall’isolato: basta lasciare il sacco davanti a casa e il solerte addetto lo ritira. Eppure c’è chi preferisce caricarselo in macchina, fare un po’ di strada e lasciarlo davanti al cimitero. Evidentemente l’abbandono dei rifiuti è uno sport che richiede movimento.








