Una nuova classe di molecole sperimentali potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta contro il cancro, rendendo radioterapia e chemioterapia più efficaci e, in prospettiva, consentendo di utilizzare dosi inferiori, con un minore impatto sui pazienti. Si tratta degli inibitori Ku-DBi, sviluppati da un gruppo di ricercatori della Wayne State University e della Indiana University, concepiti per colpire uno dei principali sistemi di difesa delle cellule tumorali: il meccanismo di riparazione del DNA. La novità dello studio risiede soprattutto nel cambio di strategia. Finora gran parte della ricerca si era concentrata sull’inibizione diretta della proteina DNA-PK, un enzima fondamentale nei processi di riparazione del DNA ma difficile da bloccare senza provocare effetti indesiderati. Il nuovo approccio, invece, interviene ancora più a monte del processo.

Il meccanismo

Le molecole Ku-DBi prendono infatti di mira Ku70/80, il complesso proteico che rappresenta il primo “sensore” delle rotture del DNA. Quando il materiale genetico subisce un danno, Ku70/80 è la prima struttura a riconoscerlo e ad attivare la macchina cellulare incaricata di ripararlo. Impedendo a questo sensore di legarsi al DNA danneggiato, i ricercatori riescono di fatto a “disattivare l’allarme”: la cellula tumorale non è più in grado di riparare i danni provocati dalla radioterapia o dalla chemioterapia e va incontro alla morte.