Lo sviluppo di una nuova classe di molecole fotosensibili – capaci di legarsi o dissociarsi dal DNA con degli stimoli luminosi – apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie oncologiche più precise e meno invasive. La novità, presentata sul Journal of the American Chemical Society, nasce grazie a una collaborazione internazionale tra il NanoBio Interface Lab dell’Università di Bologna, guidato da Matteo Calvaresi, e il gruppo di ricerca del Premio Nobel per la Chimica Ben L. Feringa dell’Università di Groningen nei Paesi Bassi.
Obiettivo degli studiosi era cercare possibili soluzioni agli effetti collaterali di molti farmaci antitumorali. Molti di questi farmaci, infatti, agiscono intercalandosi nel DNA delle cellule tumorali e bloccandone così la replicazione, ma loro azione finisce spesso per colpire anche il DNA delle cellule sane.
I ricercatori hanno quindi progettato molecole basate su particolari interruttori molecolari – chiamati "diazocine" – che cambiano forma quando vengono irradiati con differenti lunghezze d’onda della luce. In questo modo possono essere attivate solo nel momento e nel punto desiderato: in una configurazione la molecola si lega al DNA e in un’altra perde completamente questa capacità. Il processo è quindi completamente reversibile e controllabile con luce visibile, senza perdita di efficienza anche dopo diversi cicli di attivazione e inattivazione.








