Le cellule “parlano” tra loro. Si inviano, cioè, segnali con cui l’una regola il comportamento dell’altra. Succede anche nei tumori: scoprire queste vie di comunicazione, e trovare il modo per farle saltare, è una delle strategie della ricerca contro il cancro. Di queste vie ce ne sono tante e questo è un problema, perché vuol dire che il cancro ha a disposizione più strade alternative per crescere e diffondersi, ma è anche un’opportunità in più per arrestarlo. Bene, oggi i ricercatori del Cnr-Ieomi (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia) di Napoli ne hanno scovata una del tutto inedita, che sembra essere importante soprattutto per due tipi di tumore al seno, quello triplo negativo e quello sensibile agli ormoni, che insieme rappresentano circa l’80-85% di tutti i casi.

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Un nuovo interruttore del tumore al seno

Lo studio, finanziato dalla farmaceutica Dompé con cui l’istituto collabora da quasi 30 anni, riguarda una molecola infiammatoria, l’interleuchina (IL-8), prodotta nell'ambiente che circonda il tumore. “IL-8 è un messaggio che le cellule tumorali inviano ad altre cellule tumorali per renderle più aggressive, ossia per spingerle a migrare in altri tessuti e formare metastasi e per indurre il tumore a crescere più velocemente”, dice a Salute Alessia Varone del Cnr-Ieomi, coordinatrice della ricerca. Questo ruolo di IL-8 era già noto, ma non erano chiari il come e il perché: c’è un’altra proteina, chiamata Shp1 che è in grado agire come una sorta di “interruttore” molecolare.