Per anni è sembrata una battaglia vinta. In Europa la rabbia terrestre era stata quasi cancellata grazie a decenni di campagne di prevenzione e vaccinazione, fino a diventare per molti una malattia relegata ai libri di medicina o ai Paesi più lontani. Ma il virus non ha mai smesso di circolare. E oggi, tra nuovi episodi di ricomparsa in alcune aree europee, spostamenti internazionali di animali da compagnia e movimenti della fauna selvatica, la rabbia torna a ricordare che abbassare la guardia può essere un errore.

Un morto ogni 9 minuti

È una delle malattie infettive più temute al mondo: una volta comparsi i sintomi clinici è quasi sempre letale, ma può essere prevenuta attraverso strumenti già disponibili, a partire dalla vaccinazione degli animali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, provoca ancora 60 mila persone al mondo, una ogni 9 minuti, soprattutto bambini, nella maggior parte dei casi dopo il contatto con un cane infetto. A spiegare perché la rabbia non debba essere considerata un’emergenza del passato è Marc Prikazsky, executive chairman di Ceva Salute Animale, quinta azienda al mondo nel settore della cura e del benessere degli animali. Grazie alla sua esperienza nel campo della salute animale e della prevenzione delle malattie infettive, Prikazsky segue da vicino le strategie necessarie per contrastare una patologia che rappresenta una sfida globale secondo il principio One Health, dove salute animale, umana e ambientale sono strettamente collegate. Con lui, in esclusiva per La Zampa, abbiamo parlato del ritorno della rabbia in Europa, dei rischi per cani e gatti, degli errori più comuni dei proprietari e delle nuove strategie per arrivare all’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di zero morti umane per rabbia trasmessa dai cani entro il 2030. «La percezione che la rabbia sia una minaccia lontana è, in sé, uno degli aspetti più pericolosi di questa malattia. L’Europa ha compiuto enormi progressi nel controllo della rabbia terrestre e questo successo ha creato, paradossalmente, un falso senso di sicurezza. Quando una malattia scompare dal nostro ambiente immediato, tende a scomparire anche dalla nostra mente».