Una finestra sul Tour de France grazie agli occhi di Silvio Martinello, padovano, opinionista al seguito della Grand Boucle al servizio della tivù di stato e di milioni di appassionati incollati allo schermo. Silvio ci parla al telefono dall'Alpe d'Huez, dove da pochi minuti “re sole” Tadej Pogacar, con una scalata angusta, in un budello soffocato da migliaia e migliaia di tifosi, urla, bandiere ha vinto la sua quinta tappa. «Nella mia esperienza prima di corridore e poi di opinionista ho visto di tutto ma mai tanta gente così - esordisce - Questi sono gli spettacoli che fanno innamorare la gente e ispirano i ragazzini all'attività. Io stesso mi appassionai vedendo il passaggio di un Giro d'Italia». L'atleta sloveno ha vinto stordendo tutti con un azione strepitosa sui 21 tornanti della mitica salita francese cominciata con un handicap di 3 minuti dai fuggitivi di giornata. Un impresa, doppiamente strepitosa in cui è caduto un totem, il record di scalata del mitico “pirata” Marco Pantani, che resisteva dal 1995 e sbriciolato di 1'23”. Qui si è riscritta la storia. «I complimenti a Pogacar sono doverosi, d'altronde ci ha abituato a imprese del genere - prosegue Martinello - ma in questo caso il suo successo è stato favorito dalle squadre rivali, che hanno corso per salvaguardare ognuno il piazzamento del proprio capitano e per i punti Uci - un sistema, questo, secondo me da rivedere - e hanno tirato tenendo sotto tiro la fuga. Senza questa collaborazione altro che tre minuti, i fuggitivi sarebbero arrivati sotto la salita con 10 minuti e allora per il corridore sloveno, che non aveva più il supporto numerico della squadra avendola logorata con un comportamento a mio avviso troppo dispendioso nei giorni precedenti, sarebbe stato difficile se non impossibile arrivare alla vittoria».