Dovrà esser stabilita la velocità della Renault Captur, l’auto del padre di Christian Romano, il bambino di dieci anni morto il 22 giugno mentre era a bordo della sua minimoto MiniCross lungo via Circuito, a Lauro. Da accertare anche la conformità del motociclo alle norme stradali, lo stato di omologazione del casco del piccolo e se indossasse altri dispositivi di sicurezza, al momento dell'impatto mortale con la Jeep. Questi i quesiti a cui dovrà rispondere il consulente nominato dalla procura di Avellino per far luce sull’omicidio stradale avvenuto a fine giugno e in cui ha perso la vita il bambino di dieci anni, originario di Moschiano. Tra settantacinque giorni verrà depositata la consulenza tecnica.

Stamattina, alle ore 10, il consulente Antonio Ciarleglio, specialista in ingegneria giudiziaria e forense, avvierà gli accertamenti cinematici, per ricostruire la dinamica del sinistro mortale nel quale il bambino di dieci anni, è stato sbalzato dalla minimoto sulla quale viaggiava, finendo nel terreno adiacente alla strada. Manomette il braccialetto elettronico e va a estorcere denaro al vicino: 30enne in carcereLe difese dei due indagati – il conducente della Jeep Vincenzo Guida, accusato di omicidio stradale e il papà del piccolo, Gianluca Romano accusato di concorso in omicidio stradale per le condotte omissive - hanno nominato i consulenti di parte. Per il 28enne Guida, è stato nominato l’ingegner Fabio Monfreda e il professore Alfonso Montella. Per Romano – difeso dall’avvocato Raffaele Tecce - è stato nominato l'ingegner Alessandro Lima. Non è escluso che i tecnici nominati saranno presenti sul luogo del sinistro per effettuare ulteriori accertamenti. Saranno poi analizzati anche i veicoli sequestrati. Al papà del piccolo Christian, il pubblico ministero Marco Auciello, contesta una condotta omissiva (articolo 40 codice penale secondo comma) per non aver impedito l’evento morte, pur non commettendolo in prima persona. La procura di Avellino ha ravvisato profili di responsabilità anche sulle condotte del padre della vittima perché avendo l’obbligo giuridico di proteggere l’incolumità e di evitare qualunque evento pregiudizievole per l’integrità fisica, ha cagionato - per colpa, negligenza ed imprudenza - la morte del piccolo. Contestate anche una serie di violazioni del codice della strada. Ad avviso del pubblico ministero, Gianluca Romano ha consentito al figlio di mettersi alla guida della minimoto su pubblica strada. La minimoto, non immatricolata, non omologata, priva di targa e di assicurazione, condotta da Cristian, non poteva essere guidata su quell’arteria. Contestata invece al conducente della Jeep l’invasione della corsia opposta di marcia, dopo aver perso il controllo del veicolo. Il papà – al contempo - insieme alla madre di Cristian, Mariella Terracciano sono state individuate come persone offese nel procedimento. Sapori & Saperi, in Calabria il debutto fuori regione di Vinarte tra vino, arte e inclusioneRicordiamo anche che il conducente della Jeep - Vincenzo Guida, originario del Casertano - è risultato negativo all’alcol test e agli accertamenti tossicologici, ed è difeso dall’avvocato Alfonso Quarto. La scorsa settimana, invece sono state estrapolate le copie forensi dai due cellulari in uso al papà del bambino deceduto e uno al conducente della Jeep che – stando alle indagini – avrebbe invaso la corsia opposta di marcia, nell’ultimo tornante di via Circuito. Fondamentali per gli inquirenti saranno anche le immagini della videosorveglianza acquisita, dopo il tragico impatto, da un’abitazione privata della zona. Dalla sequenza dei frames si vedono gli ultimi istanti di vita del piccolo Cristian, il momento di impatto e i tentativi andati vani di soccorrerlo compiuti sia da parte del padre che ha assistito impotente alla scena, sia da parte di tutti gli occupanti della Jeep. Visibile anche la disperazione del padre del piccolo, Gianluca Romano quando ha visto il corpo del suo bambino giacere in condizioni disperate sotto una pianta di noce nel terreno sottostante a via Circuito.