Nel prossimo anno ci saranno elezioni generali in Italia, Francia, Spagna, Polonia. Seguiranno negli anni successivi le elezioni in Germania e in Regno Unito (se non ci saranno elezioni anticipate). Significa che assai presto il volto politico dell’Europa potrebbe essere diverso da quello che abbiamo fin qui conosciuto. La posta in gioco sarà altissima: resisteranno gli elettorati alle lusinghe e al richiamo dei movimenti nazionalisti? Riceverà nuova linfa il processo di integrazione europea o, invece, si arenerà per sempre (o, comunque, per un lungo periodo)? Gli europei continueranno a sostenere Kiev o smetteranno di farlo? Svilupperanno un potere deterrente che li protegga dal risorto imperialismo russo o sceglieranno la strada dell’appeasement, sceglieranno di sottostare ai diktat , quale che ne sarà il prezzo, dei dirigenti russi?
In molti Paesi le elezioni avranno il carattere di un referendum ed è possibile che il risultato risulti netto e chiaro. Farà forse eccezione l’Italia. È possibile che qui da noi le elezioni, anziché fare chiarezza, generino incertezza e ambiguità. Chiunque le vinca. Sulla carta ci sono tre possibilità. Vince la destra senza Vannacci (possiamo chiamare questa combinazione Destra 1). Oppure vince una destra aperta a Vannacci (Destra 2). O, infine, vince la sinistra.






