di
Davide Frattini
Il premier israeliano cerca i voti degli estremisti per le elezioni del prossimo ottobre
DAL NOSTRO CORRISPONDENTEGERUSALEMME - Le fiamme tra queste colline bruciano da tempo, da quando i coloni degli avamposti hanno capito di poter approfittare della guerra a Gaza e del governo più a destra nella Storia di Israele. Ma le scintille che stanno alimentando l’ultimo incendio sono state causate dall’arsura, dall’erba ingiallita, troppo secca e troppo pronta a prendere fuoco. Cause naturali che hanno lasciato ottanta famiglie israeliane delle fattorie Gilad senza casa, i container tirati su uno dopo l’altro come i Lego di un gioco estremista, di una strategia eversiva: piazzarsi in mezzo ai villaggi palestinesi, creare insediamenti che perfino lo Stato non ha autorizzato, di sicuro illegali per la comunità internazionale.
I coloni di Gilad e delle altre comunità attorno a Nablus non hanno ascoltato le spiegazioni dell’esercito: quella vampata distruttiva non era stata accesa dai vicini arabi, è stata colpa della siccità, di stoppie arse senza attenzione. Da una decina di giorni hanno intensificato i raid tra i cubi di cemento mal intonacato, lanciando pietre e assaltando i pastori palestinesi, attacchi organizzati per incitare una reazione e poi ottenere un’operazione militare. Venerdì scorso dalle fattorie abusive è partita un’altra «passeggiata», così vengono chiamate dalla burocrazia dell’esercito e dovrebbero essere autorizzate dal comandante della zona. Questa volta – come tante altre – non è successo e poco cambia, l’obiettivo era uguale: provocare, terrorizzare. Il gruppo di coloni si è incamminato tra i muretti a secco, ha raggiunto Tel, dove abitano i «vicini» nella Cisgiordania spezzettata dalle colonie. I palestinesi hanno lasciato le preghiere, sono usciti dalla moschea per confrontarli, uno di loro ha preso la pistola alla guardia armata che accompagnava la «scampagnata», ha cominciato a sparare, le truppe sono dovute intervenire: l’uomo della sicurezza e un riservista sono stati uccisi, con loro quattro palestinesi.











