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Alfio Sciacca, inviato a Venaus
Tende, amache, bagni chimici, per tre giorni sono stati gli unici comfort di giovani arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero. «Lottiamo per lo stesso obiettivo»
Sono francesi, indossano pantaloni mimetici e non usano telefonini, ma ricetrasmittenti. Difficile avere la certezza che facciano parte del «blocco nero» che ha dato l’assalto ai cantieri dell’Alta velocità. Ma non lo si può neanche escludere.
Libero da passamontagna e giaccone nero anche un black block si confonde facilmente con migliaia di persone che popola la cittadella del «Festival della felicità». Tende, amache, bagni chimici, per tre giorni sono stati gli unici comfort di giovani arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero. Le forze dell’ordine sono certi che i più violenti siano propri i francesi. Alcuni avrebbero lasciato la Val di Susa prima dello scadere delle 48 ore che potrebbero far scattare il fermo in flagranza differita. E chi è rimasto cerca di confondersi tra la folla dei manifestanti che ieri si divideva tra i dibattiti e la visita agli stand. Un tale mix che è impossibile distinguere i violenti dal resto del popolo No Tav.










