Alle 7 del mattino, quando i distributori si riempiono di pendolari, artigiani, corrieri e piccoli imprenditori, il prezzo esposto sul cartello non è mai un numero neutro. È un termometro politico, un moltiplicatore d'inflazione, un costo che si scarica quasi automaticamente su trasporti, logistica e consumi. Domenica 26 luglio, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self sulla rete stradale nazionale viaggia in media a 1,981 euro al litro, il gasolio self a 2,184 euro; in autostrada i valori medi salgono rispettivamente a 2,071 e 2,255 euro. Il caro carburanti è tornato al centro dell'agenda, e non solo simbolicamente.
In questo contesto il governo prepara una nuova mossa: l'attivazione del meccanismo dell'accisa mobile, lo strumento che consente di utilizzare il maggior gettito IVA incassato dallo Stato quando il petrolio sale per ridurre, almeno in parte, le accise sui carburanti. Lo ha indicato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, individuando in questa leva il canale attraverso cui intervenire per calmierare i prezzi alla pompa, con un provvedimento atteso a breve.
Come funziona il meccanismo
L'idea di fondo è semplice: se il prezzo del greggio aumenta, cresce anche l'IVA incassata dallo Stato sul prezzo finale dei carburanti, e una parte di questo extragettito può essere restituita ai consumatori attraverso una riduzione temporanea delle accise. Il meccanismo fu introdotto dalla Finanziaria 2008 (legge 244/2007), che ai commi 290 e 291 dell'articolo 1 previde la possibilità di diminuire le aliquote sui prodotti energetici usati come carburanti o combustibili da riscaldamento civile proprio per compensare le maggiori entrate IVA legate alle variazioni del prezzo internazionale del petrolio.















