Non esiste l'ipotesi di un garante – Pier Luigi Bersani o chi per lui – che accompagni il Campo largo fino alla definitiva scelta di chi sarà il candidato premier del centrosinistra. L'idea di un nome di garanzia – da ultimo rilanciata da Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico – è semplicemente fuori dalla realtà per l'inner circle della segretaria dem Elly Schlein, non meno che per il leader M5s Giuseppe Conte.Il quale davanti alle luminarie accese nella notte di Vieste, presentando il suo libro al festival letterario «Il Libro Possibile», ieri ha ridetto chiaramente ciò che possibile non è: fare ricorso ad una figura di garanzia e rinviare a dopo la scelta di un candidato premier che invece il campo avverso ha battezzato ancor prima dell'avvio della campagna elettorale.Le due strade e la scelta di Conte
Elly Schlein ha detto più volte che esistono due modi per scegliere chi andrà a Palazzo Chigi: le primarie o chi guida il partito che prende più voti (sulla carta il Pd). Giuseppe Conte la scorsa notte ne ha escluso uno con ruvidezza: «Io parteciperei alle primarie con spirito assolutamente aperto, non divisivo, non conflittuale, sennò sarebbe una follia, e che vinca il migliore. Sarebbe il modo più plausibile per affrontare quella che è la campagna elettorale dove per la prima volta il Movimento 5 stelle andrebbe in alleanza e accetterebbe la sfida di misurarsi in una prospettiva di coalizione, altrimenti dovremmo ammettere che dovremmo inginocchiarci e inchinarci al Partito democratico, che in questo momento è il partito egemone, deprimendo l'elettorato del Movimento 5 stelle e non solo».Bettini: «Saremmo costretti a una scelta di popolo»







