Dal primo gennaio di quest’anno, in Europa, una pala eolica dismessa è destinata a tanti luoghi, ma non più alla discarica. Non è una legge: è un impegno che l’industria si è autoimposta attraverso WindEurope, l’associazione che riunisce gli operatori del settore, e che l’associazione stessa chiede ora a Bruxelles di trasformare in norma vincolante. Il problema è che gli impianti in grado di riciclare davvero una pala, nel Vecchio Continente, si contano sulle dita di una mano. E mentre si cerca cosa fare dei rifiuti che arrivano, un laboratorio americano ha imboccato la strada opposta: progettare la pala “amica-dell’ambiente”. La ragione della fretta sta in due numeri, entrambi di WindEurope. L’Europa ha 290 gigawatt di capacità eolica installata, e circa 80 arriveranno alla fine della vita operativa teorica entro il 2030; i volumi di pale in uscita passeranno dalle circa 25mila tonnellate l’anno stimate per il 2025 a oltre 50mila entro fine decennio. Il problema è concentrato in un punto solo: circa il 90% della massa di una turbina è già riciclabile attraverso le filiere consolidate di acciaio, cemento e rame. Il restante 10% sono le pale.

Sono fatte di materiali compositi, fibre di vetro o di carbonio annegate in una resina che fa da collante: una combinazione che garantisce leggerezza e resistenza, quello che serve a un oggetto lungo come un campo da calcio per reggere vent’anni di raffiche. Ma la resina usata oggi appartiene alla famiglia dei termoindurenti: una volta indurita non si scioglie e non si può rifondere. Da qui le uniche due strade finora praticabili: la triturazione meccanica o la discarica. Il calendario italiano è più lento di quello tedesco o spagnolo, ma non di molto. La prima generazione di aerogeneratori sta arrivando adesso al momento della sostituzione, e il repowering, cioè il rimpiazzo delle vecchie turbine con macchine più potenti sugli stessi siti, produrrà una quantità significativa di pale dismesse. Uno studio del settore curato da Elettricità Futura, la principale associazione di categoria, nel 2021 stimava fra le 30mila e le 40mila tonnellate nell’arco di un decennio, fra fibra di vetro, fibra di carbonio e resine. WindEurope colloca l’Italia, insieme a Francia e Portogallo, fra i paesi che cominceranno a smantellare in modo significativo verso il 2030.