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Redazione Roma

Condannato in via definitiva a 30 anni per aver ucciso Luca Varani nel 2016, Foffo scrive una lettera. Il rapporto con Marco Prato, l'esperienza all'interno del carcere di Rebibbia

Manuel Foffo rompe il silenzio a quasi dieci anni dall'omicidio di Luca Varani. Condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per il delitto compiuto assieme a Marco Prato nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016, l'uomo affida a una lettera il racconto personale del periodo all'interno del carcere di Rebibbia. Dalle sue parole non traspare alcuna richiesta di attenuazione della responsabilità per quanto accaduto. «A Luca Varani ci penso, certo. Come potrei non farlo. Penso alle azioni che ho fatto, a quanto è stato tragico il destino. Sono consapevole che il reato è stato grave ed è giusto che io paghi», scrive.

«Non dimentico ciò che è successo»Per la prima volta dalla condanna definitiva, Foffo racconta nel dettaglio il percorso di elaborazione del delitto durante il periodo di reclusione. «In questi anni ho avuto modo di riflettere sull'accaduto, ho metabolizzato il reato e ho trovato conferme e riscontri miei personali su ciò che percepivo al momento del fatto, relativamente alle motivazioni che mi hanno spinto a compiere quel gesto. Ma il divertimento proprio non c'entrava», afferma. Ripensando ai giorni che precedettero l'omicidio, sostiene di aver ricostruito nella propria memoria ogni passaggio della vicenda. «Non ho rimosso niente», dice, spiegando di aver compiuto un lungo lavoro di introspezione. «Ora ho tutti i pezzi del mosaico».