Parla all'Adnkronos l'uomo in carcere, condannato in via definitiva, per il delitto del 4 marzo 2016 a Roma
"A Luca Varani ci penso, certo. Come potrei non farlo. Penso alle azioni che ho fatto, a quanto è stato tragico il destino. Sono consapevole che il reato è stato grave ed è giusto che io paghi". A parlare per la prima volta, in esclusiva all'Adnkronos, è Manuel Foffo, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione nel 2019 per l'omicidio di Luca Varani, avvenuto la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016. Con Foffo nel suo appartamento in via Igino Giordani, dove si consumò il delitto, c'era anche Marco Prato, morto suicida in cella la notte prima dell'inizio del processo a suo carico. A dieci anni dai fatti, Foffo, recluso nel carcere romano di Rebibbia, racconta il suo percorso.
Come spiega, a distanza di tanto tempo, quanto accaduto quel giorno in casa sua?
In questi anni ho avuto modo di riflettere sull'accaduto, ho metabolizzato il reato e ho trovato conferme e riscontri miei personali su ciò che percepivo al momento del fatto, relativamente alle motivazioni che mi hanno spinto a compiere quel gesto. Ma il divertimento proprio non c'entrava.
C'è un'immagine di quei tre giorni chiuso in casa con Marco Prato e Luca Varani che le torna in mente o ha rimosso del tutto?









