Le linee guida per il comportamento delle forze dell’ordine che il Viminale ha scritto, ma non reso operative per timore di un effetto controproducente, sono “importanti” perché è “interesse di chi opera in situazioni difficili sapere come riuscire a comportarsi” e “della collettività sapere fino a che punto venga considerata lecita una manovra”. E la decisione di non andare oltre la bozza (come raccontato da il Fatto quotidiano) appare come “un atto di sfiducia”. A sostenerlo è Mauro Palma, per sette anni Garante dei detenuti e studioso dei diritti, oggi presidente dello European Penological center del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università Roma tre.

Perché le giudica utili?

Le linee guida che ribadiscono alcuni principi generali sono importanti. Devono insistere sulla tutela del primo diritto della persona, che è la sua incolumità, e contemporaneamente sulla necessaria impossibilità che egli possa agire contro chi sta eseguendo l’operazione di contenimento. Devono anche garantire la capacità di valutare momento per momento la proporzionalità dell’azione in atto e di evitare l’eccesso quando non ce ne sia bisogno, nonché di sapersi astenere dal proseguire quando si possa determinare un danno alla persona.