Che cosa si deve chiedere a una serata di musica d’estate, all’aperto? Intanto un po’ di pazienza: fuori dai teatri il suono ha bisogno di aiuto e di sostegno, l’amplificazione è una protesi inevitabile, gli schermi a lato del palco pure, e noi spettatori arriviamo ai cancelli dopo lunghe ore di caldo e di sudore, con tutta la giornata addosso. Poi, per fortuna, la piazza e l’arena poco alla volta si raffreddano, nel buio l’aria si fa respirabile, e la musica può cominciare a fare il suo mestiere. Resta la domanda di fondo: un concerto popolare d’estate è davvero obbligato a essere facile, commestibile, fatto tutto di brani conosciuti e bis rassicuranti? O può rischiare e offrire qualcosa di diverso? La settimana appena trascorsa mi ha regalato due risposte toscane, in due sere consecutive e a pochi chilometri di distanza: lunedì 20 luglio Riccardo Muti in Piazza Napoleone a Lucca, martedì 21 Fiorella Mannoia all’Anfiteatro Fonte Mazzola di Peccioli. E una terza, per me purtroppo soltanto radiofonica, giovedì 23 dal Festival di Bregenz: una rarità di Janáček di cui dirò in coda. Tre serate diversissime per stile e per storia, ma sorprendentemente simili nella voglia di rischiare.

500 studenti di Conservatorio