di Lucia Bigozzi

"Non può bastare un semplice mi dispiace". Non per una madre che ha perso una figlia di 23 anni, non per gli amici e chi le ha voluto bene, non per la grande famiglia della Misericordia. Il camionista alla guida del tir mentre postava un video su Tik Tok quella mattina del 4 agosto di un anno fa, piombò sull’ambulanza con a bordo Giulia Santoni e Gianni Trappolini, volontari in divisa giallo-celeste e Franco Lovari, il paziente che stavano accompagnando all’ospedale della Gruccia, dopo gli esami al San Donato. Uno schianto terribile, l’ambulanza finì schiacciata contro un altro camion: una strage, tre morti e quindici feriti. In tutti questi mesi (ha patteggiato ed è stato condannato a cinque anni, patente sospesa per tre) "lui non si è mai fatto sentire, capisco che non trovi le parole, ma avrebbe dovuto farlo", dice Caterina, la mamma di Giulia. Tra una manciata di giorni, gira la boa del primo anno senza la figlia.

Caterina, se un giorno lo incontrasse cosa gli direbbe?

"Aiutami a portare avanti questa battaglia per la sicurezza stradale e contro l’uso del telefonino alla guida. Gli direi: tu sei il testimone diretto di quello che non si deve fare, io sono quella che ha perso una figlia e scende in campo perché tragedie come questa non si ripetano mai più. Sono convinta che Giulia ci abbia fatto incontrare, non ne conosco le ragioni ma un perché ci sarà. Gli direi che con la sua esperienza può aiutare gli altri ad evitare ciò che ha commesso lui".