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Il XIV Rapporto nazionale sull'economia del mare, presentato a Roma nell'ambito del “Blue Forum 2026” e curato dal Centro studi “Tagliacarne”, è il principale strumento di quantificazione della “Blue Economy” italiana, dalla filiera ittica alla cantieristica, dalla movimentazione di merci e passeggeri al turismo costiero. I dati fotografano il 2024 per valore aggiunto e occupazione e la fine del 2025 per la demografia d'impresa.

Per una città come Messina, che vive letteralmente sull'acqua e dell'acqua, la lettura del Rapporto non è soltanto un esercizio accademico, perché il Mare è anche un asset da misurare, organizzare e valorizzare. Il Rapporto consente di porre una domanda precisa, ossia quale valore l'economia messinese estrae dalla propria condizione marittima, e quanto ne lascia disperdere? La risposta sta nei numeri. A livello nazionale l'economia del Mare conta, a fine 2025, 253.599 imprese e dà lavoro a oltre 1,1 milioni di persone. Nel 2024 ha generato 78,9 miliardi di valore aggiunto diretto che, con i circa 146 miliardi di effetti indiretti e indotti, portano l'impatto complessivo a 224,9 miliardi, ossia l'11,4 per cento del valore aggiunto globale su base nazionale. La dinamica è ciò che più conta, perché il valore aggiunto “blu” è cresciuto del 3,8 per cento contro il 2,1 dell'economia nel suo complesso; l'occupazione del 4,2 per cento, il triplo del dato generale, pari a oltre 46 mila addetti in più in un anno.