L’economia del mare genera l’11,4% del Pil e il Mezzogiorno fa da locomotiva anche in questo settore. Il XIV rapporto sull’Economia del Mare curato dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare, mette ancora una volta in primo piano la spinta che tutto il Sud mette in campo nella blue economy, grazie soprattutto ai porti che continuano a migliorare le loro performance. I dati del nuovo rapporto esaminano il 2024 per valore aggiunto e tutto il 2025 per numero di imprese. Il ruolo del Sud È il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, ha evidenziare il traino del Mezzogiorno: basti pensare che nel 2024 l’incremento del valore aggiunto della filiera al Sud è stato tre volte quello registrato dal complesso dei beni e servizi.
Navi green, nuovi ufficie restyling biglietteria: Gnv si rafforza a Napoli«I fattori che stanno determinando questa dinamica sono le componenti dell’economia del mare che si muovono, fondamentalmente il turismo e la parte relativa alla logistica. Queste componenti nel Mezzogiorno stanno andando particolarmente bene. Devo dire anche che una sorpresa positiva è l’incremento della cantieristica nel Mezzogiorno, tant’è vero che il tasso di incremento della produzione nell’ultimo anno al Sud è superiore al tasso di incremento della cantieristica nel Nord-Est e nel Nord-Ovest». «Quindi c’è un’economia che si è ricomposta - prosegue Esposito - e che lascia ben sperare anche per il contributo che può dare complessivamente all’economia del Mezzogiorno. Teniamo presente che nel Mezzogiorno oggi l’economia del mare pesa per il 34-35%, siamo almeno a 10 punti percentuali in più rispetto al peso dell’economia complessiva del Mezzogiorno sull’economia nazionale». I dati relativi dal Mezzogiorno sono esaltati anche da Edoardo Rixi, vice ministro dei Trasporti. «Accade - dice - esattamente il contrario di quello che avveniva in passato quando avevamo pressione, diciamo di stranieri, per prendersi i nostri porti. Oggi dobbiamo crederci come Paese, soprattutto per lanciare un Mezzogiorno d’Italia che può crescere moltissimo nei prossimi anni se si investe sulla sua capacità marittima». I numeri E veniamo ai numeri contenuti nel rapporto. Oggi in Italia lavorano nell’economia del mare 253.599 imprese, con 1.133.949 di occupati. Il settore genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale. Ma come si rapporta al territorio? Dicevamo del Mezzogiorno che si conferma l’area con il maggiore peso nel «sistema mare», assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale. Anche il Centro ha un peso sostenuto. L’area genera il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione della Blue Economy in Italia. Si osservano incidenze più contenute per il Nord. Più nel dettaglio, il Nord-Ovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu del Paese e per il 14,4% all’occupazione. Considerazioni analoghe si rilevano per il Nord-Est, che segna incidenze pari al 17,3% sul valore aggiunto e al 16,0% sull’occupazione del «sistema mare».Mezzogiorno oltre il Pnrr: patto tra Bcc e istituzioni per la crescita del SudAltra sezione interessante del rapporto è quella che fa riferimento alla popolazione residente nei comuni costieri e litoranei: al 31 dicembre 2025 nelle zone costiere è pari a 20.124.392, nei comuni litoranei è di 16.566.358. Rispetto all’ultima rilevazione, cresce il valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi di euro. E cresce il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di euro. Crescono, inoltre, gli addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana. Il moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. Alla presentazione del rapporto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. È stata annunciata la pubblicazione del 1° Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, realizzato in collaborazione con il Polo Nazionale della dimensione Subacquea, che verrà presentato al Senato il 16 luglio. «La Blue Economy - sottolinea Urso - non è più un settore di nicchia ma una leva industriale e occupazionale per l’Italia e per l’Europa. Per il governo il mare è una risorsa di sviluppo centrale per il sistema Paese».












