Anthony Joshua ha vissuto la sensazione angosciante della fine definitiva della propria carriera, messa peraltro già a dura prova dalle due sconfitte con Usyk e soprattutto da quella con Dubois. Tre minuti terribili che sono sembrati tre anni, durante i quali il 36enne di Watford è stato sballottato da una parte all’altra del ring. A Jedda, contro l’albanese Kristian Prenga, AJ ha rivisto i fantasmi che ne hanno contrassegnato il percorso pugilistico: tante classe ma mascella di burro. Toccato da un montante corto è andato al tappeto in un amen. Si è rialzato, ma ha continuato a incassare colpi: è stato contato una seconda volta per un altro knock down anche se meno duro, quindi è tornato all’angolo senza uno straccio di certezza.
Dall’angoscia al trionfo: Joshua mette ko Prenga
Prenga, al quale era bastato solo firmare il contratto della sfida con Joshua per diventare un eroe nazionale in Albania, ha visto l’occasione, forse rimanendone abbagliato, di dare un senso compiuto a una vita dura. A 8 anni già lavorava con il padre aiutandolo a raccogliere legna, sin allora aveva capito che nessuno regala nulla. E purtroppo per lui, dopo quel primo round neanche AJ ha fatto regali. In quel drammatico minuto di pausa, il peso massimo inglese miracolosamente si è ricostruito, ha ritrovato motivazioni, probabilmente ha pensato ai suoi due amici morti lo scorso dicembre in Nigeria in un tragico incidente mentre erano in macchina con lui.














