«Su Luca (Luigi, ndr) se ne sono dette tante ma è una macchina del fango che non mi interessa e che non rispetta la sua memoria. Io so solo che era il mio amico, la persona fidata cui poter chiedere aiuto e che mi mancherà da morire». Sgombra subito il campo da dubbi ed equivoci Mary Esposito, una delle più care amiche del giornalista sportivo 53enne (insieme nella foto) finito, ormai da una settimana, oggetto dell’attenzione del mestiere che amava e praticava. «Di cose ne ho lette tante, alcune terribili. Posso solo dire che quella persona là, non la riconosco».

Che cosa l’ha ferita di più?«Luca era una persona per bene. Un amico sincero, un grande professionista. A un certo punto ho smesso di leggere, di rispondere. Non potevo tollerare che si facessero su di lui illazioni vergognose». Non crede, dunque, al fatto che ci fossero rapporti personali di natura intima col suo presunto assassino?«Posso parlare del “mio” Luca fino al 19 luglio. Tutto quello che è successo quella notte è oggetto di un’attenzione morbosa alla sua vita privata che non condividevamo». In che senso?«Con chi avesse rapporti, ammesso che ci siano stati, di quella natura, non era una cosa di cui parlavamo. Luca era una persona estremamente riservata. Ci siamo conosciuti in età adulta, avevamo un’amicizia matura fatta di piccole cose, non di confidenze così intime. Non riconosco Luca in questi racconti e sono anche abbastanza convinta che sia entrato in relazione con queste persone per la sua troppa bontà. Era uno che aiutava le persone. Non capisco come possa essere andata così, è una cosa che non digerisco». Come si è sentita quando ha appreso dell’individuazione del presunto omicida?«Sono scoppiata in un pianto liberatorio. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e negli investigatori che voglio ringraziare per il grande lavoro fatto. Finalmente l’assassino di Luca ha un volto. Non riesco a credere che una persona così buona sia potuta finire in una maniera così atroce. Adesso aspettiamo solo che abbia la giustizia che merita, lui per noi si sarebbe battuto in questo senso». Che idea si è fatta delle tante “incongruenze” che sono state rilevate tra ciò che Luca raccontava e ciò che, invece, risulta da fonti ufficiali?«Che a volte le cose non sono bianche o nere. Che lui avesse la fede, per esempio, l’ho sempre saputo. Ma mi risulta fosse l’anello di matrimonio di uno dei genitori, altro che moglie segreta. Così come il lavoro extra giornalistico: ci sono incarichi che vengono svolti conto terzi, ci sono società appaltatrici di servizi. Sapevo anche che aveva due telefoni, e mi chiamava da entrambi. Nessun mistero. Quello che ho notato è stata una comunicazione distorta, come a voler scavare ossessivamente nella vita di qualcuno che non è neanche più tra noi per difendersi o dire la propria. Dirò sempre che Luca non era un bugiardo, non ho mai avuto motivo di crederlo in oltre dieci anni di amicizia». Cosa resta di tutta questa storia? «Un dolore che non passerà. È così per noi amici, non oso immaginare per le sorelle alle quali va il mio abbraccio sincero».