Sit in davanti al noto edificio che nacque nel Ventennio e fu usato come sede della GIL. Il nipote di Buratti si incatena davanti al cancello: «Questa scritta è una dichiarazione di guerra. Rimarrò qui finché non verrà cancellata»
Non se lo aspettava nessuno, ma durante i lavori di restaurazione sulla facciata del Liceo Classico Mariano Buratti di Viterbo, in via Tommaso Carletti, è riemersa un’iscrizione risalente al Ventennio fascista: la scritta “Opera Balilla”. Il fatto è curioso, se non paradossale, dato che il noto liceo abbandonò nel dopoguerra il nome Umberto I per dedicare la struttura a Mariano Buratti, figura simbolo della Resistenza viterbese.
I lavori di restauro, finanziati con fondi PNNR, sono stati commissionati dalla Provincia di Viterbo e seguiti dalla Soprintendenza. La notizia, lanciata dal quotidiano Tusciaweb, ha immediatamente scatenato un acceso dibattito sul valore storico e simbolico del ritrovamento. Conservare o no la scritta? Ed ecco che davanti alla possibilità di non rimuoverla sono partite le proteste.
Il nodo storico: dall’Opera Nazionale Balilla alla Resistenza
L’edificio ha una storia complessa: nato come sede dell’Opera Nazionale Balilla e successivamente della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), nel dopoguerra ha cambiato radicalmente identità. Il liceo fu intitolato a Mariano Buratti, nato a Bassano Romano nel 1902, insegnante e ufficiale della Guardia di Finanza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Buratti fondò sui Monti Cimini la “banda Buratti”, una formazione partigiana composta da ex militari e suoi studenti. Arrestato dai nazifascisti e detenuto a Regina Coeli, fu fucilato a Forte Bravetta. Per il suo sacrificio gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.










