È bastato un colpetto di vento, la bava di un refolo infocato che si è intrufolato dal basso della via di San Leonardo per risalire per via Tommaso Carletti, puntando ad andare a sbattere sui palazzi di via Garibaldi, che per la strada ha spostato i tendaggi delle impalcature dei lavori del solenne e prestigioso Liceo Classico di Viterbo. E ha svelato il fattaccio. Ma lo ha svelato solo per chi sa guardare di sguincio, appunto, nella fessura che si è aperta fra un telo grigio e l’altro. Sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti – un partigiano e militare italiano, nato a Bassano Romano, torturato a Roma a via Tasso e fucilato nel ‘43 a Forte Bravetta, medaglia d’oro al valor militare – è affiorata una scritta, come uno spettro del passato: «Casa del balilla». Solo che la scritta ora è colorata di un bel rosso deciso, trionfalmente visibile, liberata da 80 anni di pietoso oblio repubblicano.

Se n’è accorto per primo un cronista viterbese, Carlo Galeotti, anima della testata online Tusciaweb. Fratello di uno storico, Mauro, anche lui è una specie di archivio vivente delle faccende della città, uno che da decenni è capace di guardarle al dritto e al rovescio, e, appunto, figuriamoci, anche di sguincio.