di
Carla Delle Vedove
Nel capoluogo marchigiano, escluso dai benefici per la riforma del governo, la prima kermesse del partito dedicata alla montagna. E ci sarà anche Schlein
Le date sono state scelte da tempo, il parterre è d’eccezione: ma il punto, qui, è uno solo. La sede. I fatti: il Pd ha deciso di organizzare – dal 30 luglio al 3 agosto – la prima Festa nazionale dell’Unità dedicata al tema della montagna e delle aree interne. Presenti tutti i vertici di partito: la segretaria Elly Schlein, il suo vice Stefano Bonaccini, i presidenti di Toscana e Umbria Eugenio Giani e Stefania Proietti. Ma il punto, si diceva, è la sede scelta: Urbino. Perché quella dell’entroterra marchigiano è diventata la cittadina simbolo degli esclusi dal nuovo elenco dei comuni montani, varato dal governo lo scorso febbraio sotto input della Lega. E al suo fianco, nella protesta, il Pd avrà un alleato d’eccezione: il sindaco, Maurizio Gambini. Di centrodestra.
Che il tema sia di quelli roventi lo si è capito subito, all’approvazione della legge voluta dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli. L’obiettivo era quello di redistribuire risorse e benefici in diversi ambiti, come sanità, scuola, agricoltura e impresa. Ma i problemi non mancano. «Con la nuova classificazione, circa 630 comuni in tutta l’Italia non sono più considerati montani. Tra questi, anche Urbino» racconta il segretario del Pd della città marchigiana Lorenzo Ugolini, 22 anni, il più giovane a ricoprire questa carica. «Prevediamo grossi danni per diversi territori – spiega – che con questa riforma non riceveranno benefici fiscali ed economici. Non ci sarà nessun incentivo per far rimanere nelle aree interne chi ci è nato o per attrarre nuovi abitanti e imprese. E verranno meno le deroghe per comporre pluriclassi nelle scuole: alcune dovranno chiudere non avendo abbastanza bambini». Tradotto: alcuni studenti dovranno percorrere diversi chilometri per raggiungere la scuola più vicina, spostandosi attraverso aree in cui spesso si fa sentire la carenza di infrastrutture appropriate.









