Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa riforma dell’ordinamento degli avvocati, fresca del varo definitivo avvenuto due giorni fa da parte dell’aula del Senato (1917), rischia di creare un «buco» nella Cassa di previdenza di categoria a causa dell’assenza di una norma che compariva nella versione confezionata dal Consiglio nazionale forense (Cnf) ed è, invece, sparita nella versione approvata a Palazzo Chigi, sotto forma di disegno di legge delega, il 4 settembre del 2025: all’articolo 16 del testo originario, infatti, era stato specificato che le Società tra legali «sono tenute ad applicare la maggiorazione percentuale relativa al contributo integrativo», come stabilito dall’articolo 11 della legge 576 del 20 settembre 1980, «su tutti i corrispettivi rientranti nel volume di affari ai fini dell’Iva». E di riversare tale importo annualmente all’Ente pensionistico privato.
Fondi pensione e Tfr: la sceltaLe nuove regole di adesione alla previdenza integrativa e le prestazioni: guida alle decisioni per lavoratori e aziendeUn buco milionario
Un simile mancato obbligo, stando alle stime ventilate da ItaliaOggi sulla base del crescente fatturato conseguito dalle forme aggregate di esercizio della professione giuridica, potrebbe far perdere decine di milioni di euro ogni anno alla Cassa che, nell’ultima edizione del rapporto confezionato insieme al Censis e presentato il 29 aprile scorso, aveva messo in risalto, tra l’altro, anche l’ascesa numerica di tali strutture: dal 2022 al 2025, infatti, le Società tra avvocati (Sta) sono salite «da 310 a 542» in una platea che globalmente è arrivata a 228.641 unità (sono 211.464 i contribuenti attivi e 17.177 i pensionati che percepiscono il trattamento, ma continuano a lavorare).








