sabato 25 luglio 20263' di letturaArriva a stretto giro di posta la replica di Giorgia Meloni alla folle campagna social del Partito democratico, che ha condiviso tramite i suoi profili ufficiali una card durissima contro la stretta sulle baby gang imposta dal governo."Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere", è il "claim" scelto dal Pd sopra la foto della premier. Il riferimento è alle ripercussioni penali contro i membri delle baby gang, anche se minorenni. "'Con lei' anche i vostri figli possono andare in carcere se delinquono. Per tutti gli altri – sottolinea Meloni commentando il post dei Deputati Pd – stiamo lavorando perché possano crescere in un'Italia più sicura, con più opportunità e più futuro". Quindi una postilla sferzante: "P.s. grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso".Anche Fratelli d'Italia ha risposto al Nazareno: "Chi commette reati e fa parte di una baby gang dovrà rispondere delle proprie azioni, anche se minorenne. E' la stretta anti maranza del Governo Meloni. La sinistra, invece di osteggiarla, dovrebbe sostenerla".Ma le opposizioni non ci sentono. "Altro che norma 'anti-maranza. Quella approvata ieri dal Consiglio dei ministri riscrive in senso repressivo la giustizia minorile e avrà effetti su tutti i minori, sui figli di tutte le famiglie italiane, non su una categoria evocata per esigenze di propaganda", attacca Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico e deputata dem. "È gravissimo che Giorgia Meloni, nel tentativo di inseguire Vannacci sul terreno della propaganda securitaria, scelga di mettere in discussione i principi della giustizia minorile. Ancora più preoccupante è il combinato disposto con le altre norme approvate da questo governo che restringono gli spazi del dissenso e della protesta. A settembre, con la riapertura delle scuole e il ritorno delle mobilitazioni studentesche, migliaia di ragazze e ragazzi torneranno legittimamente nelle piazze. Con queste norme il rischio è che vengano affrontati anzitutto come un problema di ordine pubblico, anziché come cittadini titolari di diritti. È un messaggio profondamente sbagliato". "Dietro lo slogan della 'norma anti-maranza' si nasconde una legge che riguarda tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni - conclude l'ex governatrice del Friuli Venezia Giulia -. Le conseguenze non ricadranno su un'etichetta inventata dalla propaganda, ma sui figli degli italiani. È una scelta pericolosa, che sacrifica la cultura educativa della giustizia minorile per rincorrere gli slogan dell'estrema destra". Durissimo anche il Movimento 5 Stelle, secondo cui "la nuova norma proposta alle Camere dal governo che introduce la presunzione di imputabilità dei minorenni a partire dai 14 anni è la dimostrazione che questo governo va avanti a testa basta commettendo sempre gli stessi errori: pensano che scrivendo solo misure repressive e annunciandole a destra e a manca si risolvano i problemi". "Questa legislatura passerà alla storia come quella record per l'introduzione di reati e per gli inasprimenti delle pene, eppure l'insicurezza in Italia è dilagante - affermano in una nota i rappresentanti del M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato -. Quello che il governo non capisce è che i reati devono anche essere anticipati con il presidio del territorio, che manca del tutto perché le forze dell'ordine sono in clamoroso sotto-organico; che il bullismo e la criminalità minorile, problema innegabile e anche allarmante e in rapida crescita, debbano essere affrontati innanzitutto con il lavoro sul disagio sociale e psicologico, con l'educazione. Le baby gang, i 'maranza' - se il governo preferisce questo termine - e ogni forma di delinquenza minorile devono essere innanzi tutto scoraggiati e anticipati da un sistema che costruisca argini, confini, regole, modelli alternativi positivi e percorsi di crescita. Se pensiamo di cacciarli tutti dentro e basta creiamo un detonatore. Le carceri minorili oggi non rieducano quanto dovrebbero: sono sovraffollate e anche lì il personale pubblico è sottodimensionato, per cui l'attività trattamentale e rieducativa è a rischio. Dopo il decreto Caivano c'e' stato un boom di minorenni in carcere, eppure l'allarme sociale è in crescita, non in calo. Il governo Meloni sta collezionando decreti legge, disegni di legge e fallimenti".