Si aggravano le accuse nei confronti dell’imprenditore massafrese Francesco Di Lecce, finito ai domiciliari alcuni mesi fa assieme all’imprenditore di Mottola Vito Daniele (misure revocate per entrambi) per l’inchiesta relativa alle società “fantasma” e fatture per operazioni inesistenti per oltre 9 milioni di euro consentendo di generare, tra il 2017 e il 2024, crediti di imposta fittizi.

È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini, notificato dal procuratore aggiunto Enrico Bruschi. L’inchiesta, portata avanti dalla Gdf e culminata a settembre col sequestro di 3,4 milioni di euro sei misure cautelari per i due imprenditori e 4 commercialisti, conta ora 26 indagati. Dagli atti emerge che Di Lecce, difeso dall’avvocato Gaetano Vitale, avrebbe anche autoriciclato parte delle somme illecite nell’acquisto di un immobile, nel 2022, a Santeramo in Colle per 375mila euro. Il pagamento, per l’accusa, sarebbe avvenuto sì in modo tracciato, ma usando conti correnti alimentati dai proventi dell’attività illecita. L’immobile sarebbe stato dato poi in locazione a un’attività di B&b.

Per l’accusa Di Lecce, in qualità di amministratore di fatto di decine di società “cartiere” – sovrintendendo la costituzione e la gestione delle stesse – che emettevano fatture per operazioni inesistenti, avrebbe consentito alle tre aziende incriminate di evadere le imposte.