NEW DELHI - Alla fine, hanno vinto loro, gli scarafaggi. Ragazzi semplici e per bene, armati di ironia, rabbia e voglia di un futuro migliore. Quasi tutti in piazza per la prima volta nella loro vita per chiedere al governo, sotto le bizzarre insegne del Cockroach Janta Party, o Partito popolare degli scarafaggi, un segnale forte di discontinuità nelle fallimentari politiche scolastiche degli ultimi anni.
E il segnale voluto è arrivato. Nel primo pomeriggio di Delhi, il ministro indiano dell’Istruzione Dharmendra Pradhan ha ceduto e ha inviato la sua lettera di dimissioni all’altro grande sconfitto di questa giornata, Narendra Modi, il premier indiano più potente e temuto dai tempi di Indira Gandhi, che fino a un paio di giorni fa ha tentato in tutti i modi di ignorare le proteste, facendo arrabbiare ancora di più i manifestanti.
Ma già venerdì era evidente che resistere alle richieste degli studenti coagulatisi intorno a un movimento di protesta nato sul web sarebbe stato impossibile. Troppo numerosi, troppo arrabbiati per le violenze della polizia di lunedì scorso, troppo inattaccabili, perché in fondo ciò che hanno chiesto in queste settimane era semplice: un’assunzione di responsabilità da parte del governo e un sistema scolastico più equo e trasparente.










