Una notte elettorale immaginaria nel 2027: nessuno raggiunge la soglia del 42%, il premio di maggioranza non scatta e il governo torna a nascere in Parlamento. Attraverso un esercizio di fantapolitica, Pisicchio riflette sul possibile ritorno della mediazione e delle coalizioni

È la notte fonda del 19 aprile 2027. Qualcuno ieri ha esagerato con le battute: andando ad infilare la scheda nell’una col favore di telecamera, ha commentato a mezza bocca che sarebbe andata come il 18 aprile di 59 anni fa, quando la Dc raccolse il 48%.

Il punto è da che parte ti trovi, buona quella democristiana, rovinosa quella frontista. E di questi tempi si vede poco in giro qualcosa di paragonabile all’una o all’altra.

La campagna elettorale è stata violenta, con accenni di cattiveria pura in formato personale: è stato tutto un salir di tono fin quasi al giovedì Santo, poi, forse per l’appello di Leone il giorno di Pasqua, quando ha ricordato che esiste per gli uomini pubblici un dovere di testimoniare “ pacatezza e rispetto dell’altrui persona”, per qualche giorno era sembrato che si calmasse un po’ il clima.

Ma nelle ultime due settimane è stato un delirio, con attacchi personali, pubblicazione di file su abitudini sessuali di questo e di quel leader; accuse ad alzo zero delle liaisons dangerouses di capi e ragguardevoli politici con piccoli e medi traffichini e millantatori mai promossi al rango di capi mandamento, con corredo video e fotografico allegato; fake create con l’AI così perfette da sembrare meglio dell’originale, alla faccia dell’accordo tra gentildonne sul tema, stretto all’epoca tra la presidente del Consiglio e la leader dell’opposizione.