“Il pugilato sta risalendo la china. E questo lo posso affermare con certezza nonostante ci siamo persone che si definiscono addette ai lavori che ne parlano male, con tesi grossolane capaci di sfiorare il grottesco. Gente rimasta a cinquanta anni fa che spara a zero sul nostro sport con frasi apocalittiche”. Il presidente federale Flavio d’Ambrosi, mentre la Fpi si appresta a celebrare i 110 anni con un nuovo evento (stasera la Capri Boxing Night con il dual match Italia-Usa) dopo quello del 4 luglio al PalaTiziano di Roma, si toglie subito qualche sassolino dalla scarpa.

Presidente, a conti fatti sono 110 anni ben portati dalla boxe italiana.

“Abbiamo identità, tradizione, storia, successi. E per avere questo si sopporta anche qualche ruga”.

Ma lo stato di salute di un movimento come si può valutare?

“Con i numeri che le do ad esempio. Noi intendiamo il pugilato anche come strumento di integrazione e educazione. Abbiamo 85.000 tesserati, oltre 1.150 società affiliate, oltre 1.350 eventi organizzati ogni anno. Stiamo tornando forti anche sui media, e di questo ringrazio Repubblica per i match trasmessi in streaming. E poi ci sono anche i filoni con Rai e Mediaset”.