“Non chiamatelo amore. Quei bravi ragazzi che uccidono” (Graus Edizioni) è il nuovo libro firmato dall’avvocato Cataldo Calabretta e dalla giornalista Vittoriana Abate. Un saggio che affronta il drammatico fenomeno del femminicidio attraverso una prospettiva multidisciplinare. Tutti i dettagli nell’intervista all’esperto di comunicazione giudiziaria.
CIRÒ MARINA (CROTONE) – Raccontare i grandi casi giudiziari significa muoversi su un terreno estremamente delicato e complesso, dove il confine tra diritto di cronaca e spettacolarizzazione è sottile. La cronaca giudiziaria non può ridursi alla ricerca del clamore: deve essere un esercizio di responsabilità fondato su rigore, competenza ed equilibrio, capace di interpretare gli eventi senza cedere all’emotività, cogliere la complessità dei fenomeni, tutelare i diritti delle persone coinvolte e distinguere la verità processuale dalla percezione alimentata dal dibattito pubblico. È su questo crinale, dove diritto, informazione e coscienza civile si confrontano ogni giorno, che da anni si muove Cataldo Calabretta, avvocato, professore universitario di Diritto dell’Informazione, giornalista e tra i più autorevoli esperti italiani di diritto della cronaca e comunicazione giudiziaria. Volto noto della Rai nell’analisi dei più importanti casi di cronaca nera, Calabretta, originario di Cirò Marina, ha costruito un profilo professionale che coniuga ricerca accademica, attività forense e divulgazione.






