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Tracce di cocaina e nessuna frattura. Emergono i primi elementi su come è morto Abderrhaim Fakir, il 42enne marocchino deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine. Dopo sei ore d’autopsia, condotta dal pool di specialisti nominati dalla Procura di Bologna, riscontrata la presenza di sangue nei polmoni, dovuta probabilmente a sostanze stupefacenti, e, soprattutto, l’assenza di segnali di violenza e di infrazioni ossee. «Da quello che mi riferisce il mio consulente, in relazione a quelli che sono gli indicatori tipici dello schiacciamento posteriore, cioè dell’uomo messo a terra e schiacciato fino a fargli impedire di dilatare la cassa toracica - spiega Gabriele Bordoni, avvocato che assiste i due agenti intervenuti per fermare il nordafricano - non c’è assolutamente niente».
Cambia, e non poco, pertanto, lo scenario su quanto accaduto domenica nel capoluogo emiliano. Secondo quanto viene fuori dall’autopsia, non solo i poliziotti avrebbero dovuto tenere ferma una persona robusta sotto effetto di droghe, ma soprattutto sarebbero riusciti a immobilizzarla senza rompergli le costole, elemento che normalmente si rileva quando si effettuano determinate operazioni. Ciò, dunque, attesterebbe il buon operato sia dei soccorritori che delle stesse divise intervenute.











