Bologna, 24 luglio 2026 – Un esame “molto complesso”. È questo il postulato condiviso dal pool di periti che alle 17 del 24 luglio ha concluso dopo quasi sei ore l’autopsia su Abderrahim Fakir, il 42enne morto al Pilastro di Bologna domenica scorsa. Un esame a seguito del quale l’ipotesi preminente degli esperti incaricati dalla procura e dalle parti sarebbe una crisi respiratoria e conseguente asfissia, come più probabile causa di morte. Che cosa tuttavia abbia provocato tale circostanza e in quale fase dell’intervento sia sopravvenuta, sarà chiarito solo al deposito della relazione definitiva da parte del pool di esperti della procura. Novanta giorni il termine fissato perla consegna dei risultati che diraderanno del tutto la nebbia di dubbi intorno alla tragedia di Bologna.

Un fermo immagine del video, di un minuto e 14 secondi, in cui si vede Abderrahim Fakir a terra ancora legato con fascette alle caviglie e braccia dietro la schiena. Intorno a lui 4 soccorritori della Croce Rossa

Ci sono tuttavia aspetti oggettivi emersi nel corso dell’autopsia, suffragati anche dalla Tac ossea compiuta preliminarmente giovedì. Abderrahim Fakir non presenta fratture ossee, se non una lieve a un dito del piede, forse rimediata nei momenti di agitazione prima della tragedia. Lievi sono state le irritazioni rilevate alle vie respiratorie per l’inalazione dello spray urticante utilizzato dagli agenti, mentre è stata accertata la presenza di sangue nei polmoni e uno schiacciamento degli organi respiratori.