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Il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo
«È de Lucia che ha perso il controllo di sé stesso». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio reagisce duramente all’allarme lanciato sulle carceri italiane. «È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria, che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale». Lo scontro è esploso dopo le parole pronunciate da Maurizio de Lucia ai Cantieri culturali della Zisa, durante l’incontro organizzato da Assostampa Sicilia. «Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere», ha detto il numero uno della Procura. «Questo non è il modo migliore per creare quell'atmosfera di leale collaborazione che stiamo attuando, con interlocuzioni attente sia con il procuratore nazionale antimafia, sia con il Csm, sia con l’Anm», ha replicato il Guardasigilli.
Le dichiarazioni di de Lucia hanno provocato anche la reazione delle opposizioni. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs, ha chiamato in causa il governo: «Se lo Stato ha perso il controllo delle carceri e nei penitenziari comandano mafia, ’ndrangheta e camorra, il governo deve spiegare dove sia finito il suo modello di sicurezza». Poi l’affondo: «È un fallimento clamoroso. Nordio dov’è? Sulla Luna?». Anche Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, ha chiesto al ministro di intervenire: «Chiarisca immediatamente come stanno le cose, confutando, se mai gli sarà possibile, le parole del procuratore». E ha accusato il governo di non avere ristabilito «condizioni minime di vivibilità e legalità» nelle carceri.











