Una varietà tardiva, indubbiamente, il pomodoro Borsa di Montone della Val di Bisenzio, che quest’anno arriva sulle tavole con leggero ritardo per colpa delle stagione un po’ anomala che ha visto nottate molto fredde nel periodo del trapianto in campo e poi settimane di temperature altissime, che in alcuni casi hanno quasi bruciato le piante.

I primi apprezzatissimi pomodori hanno fatto la loro comparsa al mercato Terra di Prato sabato scorso, per avere un po’ più di prodotto ci sarà invece da aspettare il mese di agosto.

Considerato il prodotto della rinascita di un settore, quello dell’agricoltura, che ha visto in Val di Bisenzio un forte declino già dalla fine del 1800 e nel secolo scorso quando la fiorente industria tessile richiamò manodopera sul fondovalle, è coltivato in tutti e tre i Comuni dove, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, alcuni semi di diffusero negli orti e, passando di padre in figlio, sono giunti fino ad oggi.

Riscoperto recentemente da un giovane coltivatore, Simone Rossini, che con curiosità lo ritrovò, con nomi diversi, in vari orti valbisentini, il Borsa di Montone è stato salvato dall’estinzione grazie all’inserimento del suo seme nella Banca del Germoplasma ed è diventato un Pat, per l’interessamento dello stesso Rossini, di un funzionario della Regione Toscana, Luca Mori, e dell’Università di Pisa.